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Album di David Bowie

David Robert Jones (questo il nome vero e completo di David Bowie) a soli 13 anni, ispirato dal jazz del West End di Londra, prende in mano il sassofono e va a lezione da Ronnie Ross. Le prime band con cui suona - Kon-Rads, King Bees, Mannish Boys e Lower Third - gli permettono di muovere i primi passi nel mondo del pop e del mod, e nel 1966 è David Bowie, con i capelli lunghi e la voglia di diventare una star. Kenneth Pitt diventa il suo manager, e la carriera di David inizia con una manciata di singoli dimenticati, ma una testa piena di idee. Il successo in classifica arriva soltanto nel 1969, con Space Oddity". Negli anni 60, sperimenta con tecnica mista, cinema, mimo, buddismo tibetano, recitazione e amore. L'album, "David Bowie" (1967) successivamente intitolato "Man of Words, Man of Music" rende omaggio a tutte le influenze della scena artistica londinese.
Il primo album di Bowie, "The Man Who Sold The Word" (1970) viene inciso come entità a sé e rappresenta il primo continuum creativo. Le chitarre di Mick Ronson sono spesso ritenute il puntodi partenza per l'heavy metal, e si individua nell'album i segnali del glam rock. L'album esce quasi in sordina, e quella primavera Bowie va per la prima volta negli Usa a promuoverlo. Nel maggio dello stesso anno nasce Duncan Zowie Haywood Bowie, figlio di David e dell'allora moglie Angela. La Rca diventa la nuova etichetta di Bowie e, dopo un viaggio in America a sbrigare la relativa burocrazia, David torna a Londra a incidere due album praticamente uno di seguito all'altro. "Hunky Dory" (1971) nasce da un demo di sei canzoni che aveva indotto l'etichetta a mettere Bowie sotto contratto, e contiene "Changes" e "Life On Mars". Segue quasi subito "The Rise and Fall of Ziggy Stardust and The Spiders from Mars" (1972).
Il 1972 è senz'altro l'anno in cui Bowie inizia a intravedere la potenza del pop. Bowie si trasforma in Ziggy Stardust, creatura rock che mette in scena uno dei più spettacolari e innovativi live show mai esistiti. L'estate del 1972 è molto intensa per lui anche in studio di registrazione, perché produce "Transformer" di Lou Reed che contiene "Walk on the Wild Side", favola sul lato oscuro di New York. Co-produrre "Raw Power" di Iggy and The Stooges, lo stesso anno, contribuisce ad accrescere la reputazione di Bowie di artista che fa sul serio. Successivamente produce altri album di Iggy ("The Idiot" e "Lust for Life") e insieme a lui scrive "China Girl", tratta da "Let's Dance". Produce anche i Mott the Hoople ("All The Young Dudes").
A settembre inizia lo "Ziggy" tour americano, con concerti sold out pieni di costumi ispirati al teatro giapponese, chitarre ringhianti di Mick Ronson e un approccio audace alla performance. Mette in cantina la sua creatura improvvisamente, il 3 giugno 1973, con l'annuncio: "Dei concerti del tour, questo rimarrà con noi più di tutti, non solo perché è l'ultima data, ma perché è l'ultimo concerto che faremo". Tutti rimangono sorpresi.
Mentre imperversa la febbre per Ziggy, nell'aprile 1973 esce "Aladdin Sane", ispirato alle sue esperienze in America nel corso della tournée. Dopo aver archiviato lo show "Stardust", va in Francia a iniziare a lavorare agli album successivi. "Pin-Ups" è l'ultimo disco che incide con Mick Ronson alla chitarra e Ken Scott dietro la console. Nell'ottobre 1973 esce il suo tributo agli artisti che ammirava negli anni londinesi tra il 1964 e il 1967. Nell'aprile 1973 vede la luce il progetto "Diamond Dogs", carico di tensione e angoscia, in netto contrasto con la disco music imperante. Nell'estate del 1974 intraprende il suo più grande tour americano a tutt'oggi, con un'enorme scenografia e tableau vivant. Registrato al Tower Theatre di Filadelfia, il doppio album "David Live" costituisce un souvenir di questa tournée.
I due album precedenti lasciavano intuire l'interesse di Bowie per la musica che aveva sentito in America. Ecco come nasce "Young Americans", album ritmato e pieno di soul, uscito nel 1975. Nel corso di una seduta di registrazione improvvisata agli Electric Ladyland Studios di New York, nasce una collaborazione con John Lennon su "Fame", aggiunto all'LP all'ultimo momento. Il brano diventa il primo singolo di Bowie a raggiungere la posizione numero 1 delle classifiche americane. L'album contiene anche un altro talento scoperto da David, che presto sarebbe stato conosciuto come il cantante R&,B Luther Vandross. L'artista presta la sua voce sui cori insieme ad altri giovani americani diventati poi leggendari come Willie Weeks, Andy Newmark, David Sanborn e Mike Garson.
Poco dopo l'uscita dell'album, David si trasferisce a Los Angeles. Nel 1976 arriva "Station to Station", una sorta di diario di viaggio. Segue il tour White Light, ricco di teatralità ispirata a Brecht, che presenta una line-up più elettronica. Nel maggio 1976 la RCA pubblica una compilation di hit, "ChangesOneBowie". Per nulla intenzionato a restare troppo tempo in un posto, poco dopo la fine del tour David si trasferisce a Berlino, nel quartiere Schöneberg.
"Low” e "Heroes" vengono incisi insieme nel 1977 ai collaboratori Brian Eno e Tony Visconti, e David adotta nuovi approcci al processo compositivo, il singolo "Sound and Vision" raggiunge la posizione numero 2 delle classifiche inglesi.
"Heroes", secondo album della trilogia, vede Robert Fripp alla chitarra e un'atmosfera generale più ottimistica. La title track, uno dei suoi singoli di maggior successo, racconta una storia d'amore di due amanti vicino al Muro di Berlino. Il marzo 1978 lo vede di nuovo in tour, e durante una pausa, a maggio, esce "Pierino e il lupo" con la Philadelphia Orchestra, il primo di tanti progetti per bambini che avrebbe sostenuto nel corso degli anni (ora fuori catalogo, il risultato è un album in vinile verde da collezione). Nel settembre 1978 esce "Stage", sulla scia del recente tour negli States, e contiene materiale live del periodo berlinese. Segue un trasferimento in Svizzera, dalla quale spesso si allontana a causa della sua crescente passione per l'Indonesia, l'Africa e l'Estremo Oriente.
Registrato in Francia, "Lodger" esce nel maggio 1979, e alla fine dell'anno Bowie è di nuovo in studio di registrazione. Nel 1980 esce "Scary Monsters" e nel 1981 Bowie incide anche "Under Pressure" in Svizzera. Il brano è inserito nell'album "Hot Space" dei Queen, pubblicato l'anno successivo. Il singolo raggiunge la posizione numero 1 delle classifiche inglesi.
Dopo questo periodo, Bowie si ritira dalle scene pubbliche, pur continuando a impegnarsi in vari progetti cinematografici. Nell'ottobre 1983 la RCA pubblica l'album "Ziggy Stardust: The Motion Picture", che cattura l'energia di Ziggy and the Spiders durante il loro ultimo concerto. Poco dopo esce anche il film, girato nel 1973.
Nel 1983 David Bowie firma ufficialmente con la EMI: esce l'album "Let's Dance" e inizia il tour mondiale Serious Moonlight. Ora veste i panni della rockstar suprema, giusto in tempo per essere in prima linea del rock da stadio e di una nuova era della celebrità alimentata dai mass media. Con almeno 7 milioni di copie vendute, "Let's Dance" diventa il disco di maggior successo della sua carriera e influenza fortemente una schiera di artisti, tra cui Duran Duran, Spandau Ballet e Boy George.

L'album, prodotto da Nile Rodgers, la mente dietro i Chic, è forse il più diretto della sua carriera. Una raccolta di brani perfetti per il dance floor, prodotti con eleganza e cantati in modo impeccabile, tra i quali "Modern Love" dal sapore Motown, la romantica e cupa "China Girl" (inizialmente incisa con Iggy Pop a Berlino) e un remake della colonna sonora de "Il bacio della pantera". Tutti questi brani, oltre alla patinata e romantica title track, diventano delle hit radiofoniche. L'atmosfera positiva e romantica contagia l'album successivo, "Tonight" (1984), sebbene il singolo "Loving the Alien" delinei uno scenario profetico delle tensioni tra musulmani e cristiani.
La partecipazione al Live Aid (durante il quale dedica "Heroes" al giovane figlio), un singolo in duetto con Mick Jagger e il teatrale Glass Spider tour (con Peter Frampton alla chitarra solista) mantengono alta la popolarità di Bowie. Ma nel 1998 arriva la sorpresa più grande. Un'altra svolta improvvisa: forma una nuova band, i Tin Machine, con i fratelli Sales (Hunt e Tony, figli di Soupy) e una rivelazione di Boston, il chitarrista Reeves Gabrels. Bowie è determinato: sarà una band a tempo pieno, non il progetto solista di una superstar. Con i loro album da due milioni di copie vendute (oltre a un disco live a edizione limitata), i Tin Machine danno prova di sé come moderna band alternative, con chitarre ridotte all'essenziale, materiale inedito e alcune vere sorprese (una cover dei Pixies). Alcuni fan li amano, altri rimangono confusi e i Tin Machine si prendono una pausa nel 1992 dopo aver pubblicato l'album "Tin Machine". Nel frattempo, Bowie dà inizio a Sound and Vision, il suo primo tour di greatest hits, chiamando al suo fianco ilcollaboratore storico Adrian Belew alla chitarra solista. I fan possono scegliere le canzoni attraverso un sondaggio telefonico, operazione assolutamente innovativa all'epoca. Un album omonimo, uscito per Rykodisc, accompagna il tour.
Il 1993 segna l'atteso ritorno ai progetti solisti "Black Tie White Noise" e uno dei primi cd-rom rock intitolato "Jump". Con Nile Rodgers ancora una volta dietro la console, l'album è quasi una sintesi di ciascun periodo di Bowie: il brano strumentale di apertura "The Wedding" (ispirato al matrimonio di Bowie con la modella Iman) offre un ritorno più allegro e in chiave dance-house al sound di Low, il singolo "Jump They Say" richiama i momenti più funky. Il vecchio brano dei Cream "I Feel Free" segna un'attesa reunion con un partner dei tempi di Ziggy, Mick Ronson (morto di lì a poco). Piazzatosi al numero 1 delle classifiche inglesi degli album, "Black Tie White Noise" rassicura i fan che la curiosità creativa di Bowie non si è affatto esaurita.
Nel 1994 Bowie ed Eno si ritrovano a collaborare in studio di registrazione. Il risultato è il concept album "1.Outside", pubblicato nell'ambito di un nuovo contratto discografico con la Virgin Records. Questo progetto complesso tratta la crescente ossessione per il corpo umano come arte e la paganizzazione della società occidentale. Il brano "The Hearts Filthy Lesson" diventa la colonna sonora di uno dei film più cupi e di maggior successo dell'anno, “Seven” di David Fincher.
Il 1996 è un anno incredibilmente prolifico anche per i febbrili standard di David, che cambia facilmente stili e atmosfere, inizia una tournée negli USA con Nine Inch Nails e si esibisce in acustico con Neil Young e Pearl Jam al concerto di beneficenza della Bridge School a San Francisco. Durante l'estate, trionfa da headliner al Roskilde Festival e al Phoenix Festival, e il 25 ottobre regala un'elettrizzante performance ai Fashion Awards di VH-1, dove esegue il nuovo singolo "Little Wonder"". Quindi nel 1997 esce il nuovo album “Earthling”, duro e diretto. La copertina lo vede indossare un cappotto con l'Union Jack disegnato da Alexander McQueen, in un contesto bucolico inglese leggermente surreale. L'album nasce dalla dinamica acquisita e convogliata al termine del tour di quell'estate. Al disco collaborano Gail Ann Dorsey (basso, voce), Mike Garson (tastiere), Reeves Gabrels (chitarra e sintetizzatori) e Zachary Alford (batteria), il nucleo dei turnisti live.
Il disco, florilegio di drum 'n' bass d'avanguardia, contiene "Little Wonder", che entra nella Top 20 britannica, e la sconsolata "Dead Man Walking", riflessione sul tempo che passa.
Come sempre, Bowie sta al passo con le ultime tecnologie ed è il primo a distribuire una canzone in download via Internet: si tratta di "Telling Lies" e l'anno è il 1996. 350.000 americani ne scaricano una copia. È l'inizio di una nuova era e quasi nessuno ne comprende le implicazioni, soprattutto i capi delle case discografiche, ancorati a logiche luddiste. Ancora una volta, David è almeno dieci anni avanti rispetto alla massa.
Il 1997 vede una controversa collaborazione con Eno, il singolo "I'm Afraid of Americans". Il brano, accompagnato dal video di Dom &, Nic che vede Trent Reznor rincorrere David per le strade del Greenwich Village, rimane nelle classifiche americane per tre mesi. A dispetto del titolo del brano, l'influenza di Bowie sugli americani sembra crescere. Viene citato come punto di riferimento da Smashing Pumpkins, Marilyn Manson e Nine Inch Nails, tra gli altri. 
Nel gennaio 1997 Bowie celebra il suo cinquantesimo compleanno con un'esibizione al Madison Square Garden di New York insieme a un cast stellare. Lo raggiungono sul palco i vecchi amici Lou Reed, Sonic Youth, Robert Smith, Billy Corgan, Foo Fighters e Frank Black, che suonano e cantano con David facendo di questo concerto uno dei suoi show più memorabili. Quindi Bowie parte per una nuova tournée mondiale che lo vede esibirsi da headliner a oltre quindici festival, innumerevoli teatri e locali, e che si conclude con un tour negli stadi del Sudamerica insieme a Nine Inch Nails e No Doubt. Già acclamato nel campo dell'arte e della musica, David si cimenta nell'information technology. Il 1998 vede il lancio di BowieNet (www.davidbowie.com), il primo Internet service provider creato da un artista.
Il 1999 è un anno più intenso che mai per Bowie. Oltre a dedicarsi al suo sito BowieNet, ora acclamatissimo (candidato al Wired Award 1999 come Miglior Sito di Intrattenimento dell'Anno). Lo stesso anno vede anche il lancio del David Bowie Radio Network sul sito web di Rolling Stone Radio, l'emittente trasmette 24 ore al giorno, 7 giorni su 7. La playlist comprende 54 brani, tutti scelti personalmente da David e da lui presentati. Nel maggio 1999, David riceve una laurea ad honorem in musica del Berklee College of Music di Boston. In passato questo prestigioso titolo era stato conferito anche a BB King, Sting, James Taylor, Dizzy Gillespie e Quincy Jones. David fa anche il suo ingresso nel mondo dell'arte, con una mostra molto pubblicizzata e di grande successo alla Cork Street Gallery di Londra. In tutto ciò, trova il tempo di ricevere la Legion d'honneur, la più alta onorificenza francese.
Il 1999 vede anche consolidarsi la crescente collaborazione tra David e i Placebo. All'annuale cerimonia dei BRIT Awards, David raggiunge la band per eseguire il classico di Marc Bolan "Twentieth Century Boy". La performance riscuote un tale successo che il Mirror dà inizio a una mini-campagna perché il brano sia pubblicato come singolo, e non passa troppo tempo prima che David e i Placebo tornino a unire le forze.
A luglio i lettori del quotidiano Sun decretano David come la più grande stella della musica del 20esimo secolo, più grande di Mick Jagger e Noel Gallagher. Lo stesso mese, Q Magazine e i suoi lettori lo proclamano sesta più grande star del secolo. Nel sondaggio, David si classifica al terzo posto tra le star ancora in vita.
Ma soprattutto, nell'ottobre 1999 esce un nuovo studio album. “Hours...”, il 23esimo disco solista di David, segna il ritorno alle sonorità dei tempi di Hunky Dory. Scritto unicamente con lo storico collaboratore Reeves Gabrels nel corso dell'anno precedente, “Hours...” può essere considerato uno degli album più autobiografici che David abbia mai realizzato, e contiene brani come "Thursday's Child", "Survive" e "The Dreamers".

Al termine degli appuntamenti live di “Hours...”, David si gode un periodo lontano dai riflettori costellato da alcune esibizioni dal vivo. Per due anni consecutivi si esibisce ai concerti del Tibet Freedom House al Carnegie Hall di New York, insieme a celebrità come Philip Glass, Patti Smith, Moby e Adam Yauch dei Beastie Boys, per sostenere la causa tibetana. Ogni volta David si produce in una performance diversa: un anno, con Moby alla chitarra, regala una trascinante versione di "Heroes", mentre l'anno successivo, con Adam Yauch al basso, esegue una versione a base di archi di "Space Oddity", brano raramente eseguito dal vivo.
Non c'è mai un momento di "quiete" nella vita di David Bowie, e in questo periodo David ha l'onore di essere decretato l'artista più influente di tutti i tempi dal New Musical Express. Inoltre si verifica un altro evento che gli cambia la vita: la nascita della prima figlia di David e Iman, Alexandria Zahra Jones. Bowie si prende del tempo per assaporare la paternità, ma scrive anche una serie di nuovi brani che avrebbero costituito la base per un nuovo album.David si trova a New York l'11 settembre 2001 e sostiene la sua città d'adozione esibendosi in una breve ma intensa scaletta al The Concert for New York City al Madison Square Garden. Apre lo show con una cruda interpretazione di "America", classico di Simon e Garfunkel, e prosegue con un'energica versione di "Heroes".
Sulla scorta di una serata così carica di emozioni, la serie di nuovi brani ai quali David inizia a lavorare portano a un'acclamata reunion con Tony Visconti, che a sua volta si traduce nel nuovo album “Heathen” nel 2002 e in un cambio di atteggiamento nei confronti dell'industria discografica e la creazione della propria etichetta Iso Records, che ora si è unita a Columbia Records per pubblicare quello che è probabilmente l'album più atteso della sua carriera. Così, con le agende libere, Bowie e Visconti iniziano a stendere quello che potrebbe essere definito un location report, appena fuori Woodstock, nello stato di New York. L'album vede la partecipazione di un vecchio amico di Bowie, Pete Townshend, che suona la chitarra solista su "Slow Burn", ma non si tratta della prima collaborazione con Bowie, come i fan di Scary Monsters (And Super Creeps) ricorderanno. Dave Grohl dei Foo Fighters suona la chitarra su "I've Been Waiting", cover di Neil Young.
Nel 2003 l'album “Reality” viene lanciato con il più grande evento interattivo "in diretta via satellite" al mondo, seguito dal fortunato e acclamato A Reality Tour mondiale. L'8 gennaio 2013, in sordina e all'improvviso, David Bowie fa qualcosa che nessuno poteva aspettarsi. Pubblica un nuovo singolo intitolato "Where Are We Now?" e annuncia l'uscita di un nuovo album, prevista per marzo. “The Next Day” è il 30esimo studio album di Bowie e la sua prima fatica discografica dopo 10 anni di silenzio."Scompare nel 2016 in seguito ad un tumore: la notizia coglie alla sprovvista il mondo intero, soprattutto alla luce del fatto che Bowie aveva da pochissimo dato alle stampe il suo ultimo capolavoro, intitolato "Blackstar": una sorta di testamento artistico con il quale il cantante ha dato il suo addio alle scene, lasciando alle proprie spalle un'ondata di commozione unanime e senza pari. 

 
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